IL FINTO VIDEOMAKER A NY

Il mio sogno è sempre stato uno solo: andare a New York.

I miei film preferiti, la musica, la mia Gotham City. Ogni cosa, in un modo o nell’altro, mi riportava sempre lì. New York non era solo una città, era una promessa.

Ogni novembre, per il mio compleanno, provo sempre a prendermi almeno una settimana di ferie. È diventata una specie di tradizione.

Un giorno, quasi per caso, apro i voli. E vedo: 330 euro andata e ritorno per New York. Rimango fermo a fissare lo schermo. Penso sia un errore. Non lo è.

Scrivo a Giovanni: “Partiamo?”. Mi risponde di no. Troppo poco tempo, ESTA, passaporti, tutto da organizzare. Fine della storia, almeno per qualche ora.

Il giorno dopo arriva un altro messaggio.

Mi dice che un suo collega, che lavora nel mondo della musica, potrebbe ospitarci a New York.

E lì cambia tutto.

Io, ufficialmente, non ero solo un amico. Ero il videomaker. O almeno così risultava.

Riprese, foto, contenuti per un progetto musicale. In cambio: alloggio gratis. Non c’era molto da pensarci.

Arrivato a New York, per me è stato come entrare nel Paese delle Meraviglie.

Gente strana, artisti ovunque, “cappellai matti” in ogni angolo: per strada, in metropolitana, nei locali. La mia felicità era evidente, quasi imbarazzante da quanto fosse grande.

Dopo un paio di giorni, Evan — il ragazzo che ci ospita — probabilmente aveva già capito che videomaker non lo ero davvero. Ma non mi ha mai fatto pesare la cosa. E io ho continuato a fare il mio.

E forse è stata proprio questa esperienza a farmi aprire gli occhi.

Durante una serata di musica ho visto qualcosa che mi ha colpito profondamente: gli artisti si aiutavano tra loro, collaboravano e, a fine esibizione, si complimentavano a vicenda scambiandosi i contatti.

C’era un’energia diversa.

Lì ho percepito davvero il concetto di: “Voglio aiutarti. Facciamolo insieme.”

Una mentalità che, secondo me, manca in Italia, dove troppo spesso si tende a screditare gli altri per emergere invece di crescere insieme. New York non mi ha donato solo un viaggio, mi ha regalato uno sguardo nuovo sulla realtà.

E anche se la mia parte era quella del finto videomaker, in quella città mi sono sentito, per la prima volta, esattamente nel posto giusto.

aerial view of city buildings during nighttime

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